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Articoli e notizie

30 giugno 2009

Ambiente/Ecologia

Un mare d'inferno

Sconcertante rapporto di Greenpeace sulla salute del nostro Mar Mediterraneo.

L'instaurarsi di industrie e l'aumento di scarichi in mare ha portato all'aumento della temperatura e del livello di acidità del mar Mediterraneo, rendendolo sempre meno ospitale per le specie autoctone, favorendo l'afflusso di specie tropicali e l'incremento di microrganismi tossici.

Uno stravolgimento avvenuto in tempi straordinariamente veloci e parallelo all'innalzamento del riscaldamento globale che mette a repentaglio anche la salubrità dei nostri mari.

Segue link al rapporto e l'articolo.

Rapporto Greenpeace: Un Mare d'inferno.

ROMA, Italia — Il Mediterraneo sta cambiando a causa del riscaldamento del clima. Il rapporto “Un Mare d’Inferno” raccoglie i risultati di anni di ricerche scientifiche che lo dimostrano inequivocabilmente. Soluzioni: ridurre immediatamente, e poi azzerare, le emissioni di gas serra e irrobustire i nostri ecosistemi per evitarne il collasso.

Con una bibliografia di quasi trenta pubblicazioni scientifiche, lo scopo del rapporto è di mettere a disposizione di tutti, con un linguaggio semplice e chiaro, le “prove” di un fatto ormai ben noto agli scienziati: il cambiamento climatico è già tra noi. Dobbiamo intervenire con urgenza per arrestare una deriva che rischia di essere incontrollata e irreversibile.

L’aumento delle temperature, le variazioni delle precipitazioni e quindi degli apporti di nutrienti dei fiumi, così come le possibili modifiche alle correnti – tutti effetti dei cambiamenti climatici - sono stati variamente correlati, insieme alla pesca eccessiva, alla diminuzione delle popolazioni di specie ittiche di importanza commerciale. Per esempio i piccoli pelagici, come le acciughe.

Lo stress causato da periodi relativamente lunghi di elevate temperature ha prodotto mortalità in massa di vari organismi, come molte specie di spugne, coralli (compreso il corallo rosso) e gorgonie.

Aggregati di mucillagini sono sempre più frequenti sia nel Tirreno che in Adriatico. L’effetto di soffocamento dei fondali di questa “copertura mucillaginosa” può essere grave. Tra l’altro, le mucillagini possono ostacolare anche le attività della piccola pesca costiera intasando le reti.

Un altro fenomeno a cui stiamo assistendo è una sorta di “sostituzione” più o meno rapida della fauna e della flora marina. Le specie “tradizionalmente” presenti sono sostituite con altre che tollerano meglio il caldo. Molto più preoccupanti sono le “invasioni biologiche” di specie che fino a pochi anni fa erano totalmente sconosciute nel Mediterraneo insieme alle “invasioni di alghe assassine” (Caulerpa taxifolia e Caulerpa Racemosa).

“Un Mare d’Inferno” evidenzia come il cambiamento climatico non agisce in isolamento, ma insieme a troppi altri fattori di degrado: inquinamento, distruzione delle coste, pesca eccessiva e distruttiva. E’ necessario gestire meglio le attività umane che operano sul mare, utilizzando uno degli strumenti più utili: le riserve marine.

Dobbiamo mettere al sicuro grandi aree di mare per garantire il funzionamento dell’ecosistema. Un mare in salute potrà resistere meglio allo stress imposto dal riscaldamentoglobale, mentre un mare malato non ce la farà.

Per questo abbiamo presentato una proposta per una Rete di Riserve Marine che copra il 40% del Mediterraneo, lungo le coste e in altura per proteggere specie ed habitat costieri e marini. La realizzazione di questa rete, al 2012, è stata decisa dalla Convenzione di Barcellona - il principale Accordo Internazionale per la protezione del Mediterraneo - con la Dichiarazione di Almeria, adottata nel gennaio 2008. (Fonte:www.greenpeace.org)

 

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Ultima modifica: mercoledì 01 luglio 2009