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Sconcertante rapporto di
Greenpeace sulla salute del nostro Mar Mediterraneo.
L'instaurarsi di industrie
e l'aumento di scarichi in mare ha portato all'aumento
della temperatura e del livello di acidità del mar
Mediterraneo, rendendolo sempre meno ospitale per le
specie autoctone, favorendo l'afflusso di specie
tropicali e l'incremento di microrganismi tossici.
Uno stravolgimento
avvenuto in tempi straordinariamente veloci e parallelo
all'innalzamento del riscaldamento globale che mette a
repentaglio anche la salubrità dei nostri mari.
Segue link al rapporto
e l'articolo. |
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Rapporto Greenpeace: Un Mare d'inferno.
ROMA, Italia — Il
Mediterraneo sta cambiando a causa del riscaldamento del
clima. Il rapporto “Un Mare d’Inferno” raccoglie i
risultati di anni di ricerche scientifiche che lo
dimostrano inequivocabilmente. Soluzioni: ridurre
immediatamente, e poi azzerare, le emissioni di gas
serra e irrobustire i nostri ecosistemi per evitarne il
collasso.
Con una bibliografia di quasi trenta pubblicazioni
scientifiche, lo scopo del rapporto è di mettere a
disposizione di tutti, con un linguaggio semplice e
chiaro, le “prove” di un fatto ormai ben noto agli
scienziati: il cambiamento climatico è già tra noi.
Dobbiamo intervenire con urgenza per arrestare una
deriva che rischia di essere incontrollata e
irreversibile.
L’aumento delle temperature, le variazioni delle
precipitazioni e quindi degli apporti di nutrienti dei
fiumi, così come le possibili modifiche alle correnti –
tutti effetti dei cambiamenti climatici - sono stati
variamente correlati, insieme alla pesca eccessiva, alla
diminuzione delle popolazioni di specie ittiche di
importanza commerciale. Per esempio i piccoli pelagici,
come le acciughe.
Lo stress causato da periodi relativamente lunghi di
elevate temperature ha prodotto mortalità in massa di
vari organismi, come molte specie di spugne, coralli
(compreso il corallo rosso) e gorgonie.
Aggregati di mucillagini sono sempre più frequenti sia
nel Tirreno che in Adriatico. L’effetto di soffocamento
dei fondali di questa “copertura mucillaginosa” può
essere grave. Tra l’altro, le mucillagini possono
ostacolare anche le attività della piccola pesca
costiera intasando le reti.
Un altro fenomeno a cui stiamo assistendo è una sorta di
“sostituzione” più o meno rapida della fauna e della
flora marina. Le specie “tradizionalmente” presenti sono
sostituite con altre che tollerano meglio il caldo.
Molto più preoccupanti sono le “invasioni biologiche” di
specie che fino a pochi anni fa erano totalmente
sconosciute nel Mediterraneo insieme alle “invasioni di
alghe assassine” (Caulerpa taxifolia e Caulerpa
Racemosa).
“Un Mare d’Inferno” evidenzia come il cambiamento
climatico non agisce in isolamento, ma insieme a troppi
altri fattori di degrado: inquinamento, distruzione
delle coste, pesca eccessiva e distruttiva. E’
necessario gestire meglio le attività umane che operano
sul mare, utilizzando uno degli strumenti più utili: le
riserve marine.
Dobbiamo mettere al sicuro grandi aree di mare per
garantire il funzionamento dell’ecosistema. Un mare in
salute potrà resistere meglio allo stress imposto dal
riscaldamentoglobale, mentre un mare malato non ce la
farà.
Per questo abbiamo presentato una proposta per una Rete
di Riserve Marine che copra il 40% del Mediterraneo,
lungo le coste e in altura per proteggere specie ed
habitat costieri e marini. La realizzazione di questa
rete, al 2012, è stata decisa dalla Convenzione di
Barcellona - il principale Accordo Internazionale per la
protezione del Mediterraneo - con la Dichiarazione di
Almeria, adottata nel gennaio 2008. (Fonte:www.greenpeace.org) |